Uccidere Charlie Kirk è servito solo alla destra
C'è qualcosa di profondamente sbagliato quando il dissenso politico finisce nel mirino di un fucile. La morte di Charlie Kirk è prima di tutto una tragedia umana.
Chi ha premuto quel grilletto credendo di zittire un uomo ha finito per aumentare e rafforzare le idee del suo schieramento che ha immediatamente assorbita la vicenda portandola dentro una narrazione più grande e facendola diventare un simbolo potentissimo, la prova per milioni di persone che le loro paure (o quelle che i loro rappresentanti vogliono raccontare tali) sono fondate: in questo caso la paura di una sinistra violenta e pronta a eliminare fisicamente l'avversario.
Kirk è stato trasformato da figura politica a martire.
L’episodio in sé probabilmente verrà dimenticato nel giro di qualche tempo ma il suo eco si aggiungerà come ulteriore strato di una narrazione vittimistica della quale la destra ha imparato i trucchi.
Questa morte non ha silenziato un idea, l'ha scolpita nella pietra. È diventata il capitolo più drammatico di una storia già scritta, quella di una battaglia culturale in cui i conservatori sono le vittime assediate.
Non importa quale fosse il vero movente dell'assassino, il suo gesto è diventato un'arma politica formidabile usata per compattare, per accusare, per gridare ancora più forte.
Si voleva silenziare una voce, per quanto estrema potesse sembrare, si è finito per amplificarla.
La violenza non crea mai il silenzio.